Risposta rapida: le alghe compaiono in piscina quando il cloro libero scende sotto la soglia efficace o il pH esce dal range 7,2-7,6, spesso accelerato da caldo e sole intenso. Le alghe verdi sono le più frequenti e si eliminano in genere con una clorazione shock in 24-48 ore; le alghe nere, molto più resistenti perché si ancorano nelle fughe delle piastrelle e negli angoli, richiedono prima una spazzolatura meccanica e poi un alghicida specifico. Secondo le schede tecniche dei produttori italiani di prodotti chimici per piscina, un trattamento d’urto tipico prevede 3 litri di alghicida ogni 100 m³ seguiti da 1 litro ogni 100 m³ a settimana come mantenimento. Il robot pulitore non interviene in nessuna di queste fasi: aspira solo le alghe già morte che si depositano sul fondo dopo il trattamento chimico.
Perché si formano le alghe, anche in una piscina pulita all’apparenza
Le alghe sono microrganismi vegetali che entrano in piscina portate dal vento, dalla pioggia o dai bagnanti stessi, e restano quasi sempre invisibili finché trovano le condizioni giuste per moltiplicarsi:
- Cloro libero insufficiente. È la causa più comune: se il cloro scende sotto la soglia di 0,7-1,5 ppm indicata dall’Accordo Stato-Regioni, le alghe iniziano a proliferare anche in acqua apparentemente limpida.
- pH fuori dal range 7,2-7,6. Un pH troppo alto riduce drasticamente l’efficacia disinfettante del cloro, anche quando il dosaggio sul flacone sembra corretto — lo stesso meccanismo descritto nella nostra guida al test pH.
- Temperatura dell’acqua elevata e sole diretto. Il caldo accelera sia il consumo di cloro sia la fotosintesi delle alghe; non è un caso che la maggior parte delle infestazioni si verifichi nei mesi più caldi, come segnalato anche nella nostra guida al termometro da piscina.
- Filtrazione insufficiente o filtro intasato. Una pompa sottodimensionata o un filtro a sabbia esausto lascia in circolo nutrienti e particelle organiche che favoriscono la crescita algale, anche con un dosaggio chimico nominalmente corretto.
I tipi di alghe più comuni e come riconoscerle
| Tipo | Aspetto | Dove si forma | Resistenza al trattamento standard |
|---|---|---|---|
| Alghe verdi | Acqua torbida verdastra, pareti scivolose | In acqua libera, su tutte le superfici | Bassa — shock chlorination in genere sufficiente |
| Alghe nere | Macchie scure isolate, a chiazze | Fughe piastrelle, angoli, gradini, punti a bassa circolazione | Alta — richiede spazzolatura + alghicida specifico |
| Alghe giallastre/senape | Patina giallo-sabbia su fondo e pareti | Zone in ombra, meno esposte al cloro in circolo | Media-alta — meno aggressive nella proliferazione ma spesso resistenti al cloro standard |
Le alghe verdi sono quelle che quasi tutti i proprietari di piscina incontrano almeno una volta: compaiono rapidamente, danno all’acqua una sfumatura verdastra o grigiastra già nelle fasi iniziali — come descritto anche nella nostra guida sull’acqua torbida — e nella maggior parte dei casi si risolvono con un trattamento shock entro 24-48 ore. Le alghe nere sono un problema diverso: non si diffondono in acqua libera ma si ancorano in punti precisi, spesso nelle fughe delle piastrelle di una piscina interrata, dove uno strato esterno protettivo le rende molto più resistenti al cloro normale. Le alghe giallastre (talvolta chiamate “senape”) sono meno aggressive nella velocità di proliferazione ma tendono a resistere a dosaggi di cloro che eliminerebbero facilmente le alghe verdi, soprattutto nelle zone in ombra della vasca con meno ricircolo.
Come trattare un’infestazione già in corso
Il trattamento cambia in base al tipo di alga, ma segue sempre la stessa logica: prima si interviene meccanicamente, poi chimicamente, infine si pulisce ciò che resta sul fondo.
- Spazzolare le zone colpite (indispensabile per le alghe nere, utile anche per le altre) per rompere lo strato protettivo e facilitare l’azione del prodotto chimico.
- Applicare un trattamento d’urto. A titolo indicativo, un alghicida liquido italiano comune prevede una dose iniziale di 3 litri ogni 100 m³, versata nello skimmer con la pompa di filtrazione accesa; i dosaggi variano da prodotto a prodotto e vanno sempre verificati sull’etichetta specifica.
- Mantenere il pH tra 7,2 e 7,6 durante il trattamento, altrimenti anche il dosaggio corretto di cloro perde gran parte della sua efficacia.
- Lasciare filtrare per 24-48 ore, poi effettuare un controlavaggio del filtro a sabbia: è lui che intercetta le alghe morte in sospensione, mentre il robot si occupa di quelle già depositate sul fondo.
- Passare il robot pulitore solo a questo punto, per rimuovere i residui morti rimasti su fondo, pareti e linea d’acqua — mai durante il trattamento d’urto, perché un’alta concentrazione di prodotto chimico non è pensata per entrare in contatto diretto e prolungato con i componenti elettronici del robot.
Cosa può fare (e cosa non fa) il robot pulitore
Questo è il punto che le nostre altre guide menzionano spesso di passaggio, senza mai approfondirlo: il robot pulitore aspira le alghe morte già depositate, esattamente come aspira sabbia fine e altri detriti, ma non ha nessun ruolo nella causa del problema. Nessun robot in commercio, nemmeno i modelli di fascia alta con navigazione a giroscopio e app descritti nella nostra guida ai migliori robot piscina, dosa prodotti chimici o misura il cloro. Un’infestazione di alghe nere nelle fughe delle piastrelle, in particolare, resta del tutto fuori dalla portata meccanica di qualunque robot: le spazzole lavorano sulla superficie piana, non scavano nelle fughe incassate dove l’alga si è ancorata.
Prevenzione: la routine che evita l’infestazione
- Test dell’acqua regolare — almeno 2 volte a settimana in stagione, come indicato nella nostra guida al test pH, per individuare un calo di cloro prima che diventi visibile.
- Clorazione costante, con uno dei metodi descritti nella nostra guida alla clorazione, senza lasciare periodi prolungati con cloro libero sotto soglia.
- Coprire la piscina quando non in uso, con un telo di copertura: riduce l’ingresso di detriti organici e limita l’esposizione diretta al sole, uno dei fattori che accelera la proliferazione.
- Backwash regolare del filtro, ogni 1-2 settimane in stagione, per evitare che il filtro stesso diventi un ricircolo di nutrienti organici.
I prodotti più diffusi per il trattamento
Alghicida liquido di mantenimento
- Prodotti di questo tipo (diffusi su rivenditori italiani specializzati in chimica da piscina) combinano un'azione alghicida con una clorazione lenta di mantenimento, da versare direttamente nello skimmer.
- Da usare con pH già corretto (7,2-7,6): fuori range, l'efficacia del prodotto scende indipendentemente dal dosaggio.
Spazzola per pareti e fughe piscina
- Passaggio meccanico indispensabile prima di un trattamento contro le alghe nere: rompe lo strato protettivo che le rende resistenti al cloro standard.
- Non sostituisce il robot pulitore sulla pulizia di routine: serve solo per intervenire su un punto localizzato prima o durante un'infestazione.
Conclusione
Le alghe in piscina, siano verdi, nere o giallastre, nascono sempre da uno squilibrio chimico — cloro insufficiente, pH fuori range, filtrazione inadeguata — che nessun robot pulitore può correggere, perché nessun modello in commercio misura o dosa prodotti chimici. Un trattamento d’urto ben fatto (spazzolatura dove serve, alghicida o cloro shock, pH corretto) risolve la maggior parte dei casi in 24-48 ore; solo a quel punto il robot pulitore entra in gioco, per rimuovere i residui morti rimasti su fondo e pareti. Prevenire resta sempre più semplice che curare: un test dell’acqua regolare e una clorazione costante evitano la maggior parte delle infestazioni prima che diventino visibili.